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Economia

“Le verità non dette” sulla moneta unica europea

eurozonaUna Comunità, al suo nascere, è definibile come un insieme di persone che abbiano in comune  obiettivi, progetti, programmi  e valori condivisi.
Queste condivisioni, portano la Comunità per sua stessa natura, a detenere il potere di emissione monetaria, e di imposizione fiscale.

La Comunità delega ad alcuni suoi rappresentanti eletti la formazione dello Stato, che oltre ad assumersi il dovere e la responsabilità di cui sopra (emissione monetaria e imposizione fiscale) se ne assume una terza: quella di organizzare l’operosità dei cittadini.

La monetizzazione di questa operosità, va comunemente definita sotto il nome di PIL (prodotto interno lordo).

Ovviamente, dal punto di vista cronologico, fra i due momenti, cioè quello dell’emissione e quello dell’imposizione, il primo ad avverarsi è la monetizzazione. Altrimenti, come potrebbe lo Stato tassare se non ha fornito prima i denari alla popolazione?

Con questo criterio, ogni singola lira che lo Stato emette (Ipotizziamo per comodità che questa Comunità possa essere stata la Repubblica Italiana del 1946) viene posta al passivo a bilancio nella voce “deficit”, e corrisponde, fino all’ultima lira, alla ricchezza accumulata dal popolo, che la inserisce invece al suo attivo nel bilancio privato interno.

Ma con una differenza sostanziale rispetto al sistema attuale: il deficit del bilancio dello Stato è solamente un foglio contabile; il deficit rimane soltanto una denominazione convenzionale che non comporta in alcun modo il diritto per alcuno di “esigerlo” né l’obbligo per qualcun altro di “renderlo” né, tantomeno di ripagarne inesistenti interessi.

E’ insomma un “deficit positivo” o Moneta-Credito. E’ la ricchezza dei cittadini,guadagnata con la propria operosità.

Solamente se lo Stato in questione delegasse ad un altro ente (BCE ad es.) il diritto di emissione denominata in una moneta diversa dalla propria, allora il “deficit positivo” di cui sopra, si trasformerebbe in “debito pubblico reale”,poichè da quel momento avrebbe dei creditori; che non potrebbe in alcun modo soddisfare in quanto avrebbe perduto la possibilità di gestirela propria moneta, e non avrebbe la possibilità di gestire la nuova (l’euro) perche non è sua.

A riprova che tutto quanto sopra è inconfutabilmente vero e sacrosanto, vi è OGGI, la testimonianza dell’art. 105/A del trattato di Maastricht che prescrive che gli Stati possono battere moneta, ma limitatamente alle sole monete metalliche, lasciandone però il volume e l’entità del conio, alla decisione della BCE (guarda caso):ebbene, nonostante tutte le limitazioni del caso, le monete metalliche (che recano la sigla RI cioè Repubblica Italiana), NON generano debito.

Il che significa che lo Stato genera un deficit positivo, puramente formale poiché in realtà introita il signoraggio delle monete, e nelle transazioni, nessuna delle parti contrae un debito. Se invece uso per le transazioni biglietti cartacei, il soggetto A che vende, riceve un “pagherò” (da 100 euro per es.) consistente nel biglietto da 100, il soggetto B che compra, detiene il bene reale acquistato, MA rimane un debito di 100 al soggetto C, che è lo Stato, che ha emesso l’equivalente della somma 100, oggetto della transazione, in titoli di Stato per acquisire il biglietto dalla BCE. O quel che è peggio, dalle banche cui la BCE ha prestato allo 0,25%, e che lo riprestano allo Stato al 4,5%.

Loris Mazzorato

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