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Alimentazione

IL SESTO CONTINENTE

imagesNo, non è l’Antartide. Si chiama Pacific Trash Vortex, una discarica a cielo aperto formata per l’80% da plastica. Secondo le ultime stime ha un’estensione pari a due volte gli stati uniti, è profondo quasi 30 metri e il suo peso ha raggiunto 3,5 milioni di tonnellate. L’Oceano Pacifico e i suoi abitanti sono infatti le vittime del più grave atto di inquinamento che la storia marina conosce, a fare la triste scoperta è Charles Moore, miliardario magnate del petrolio convertitosi più di quindici anni fa alla causa ambientale.

La scoperta

Già in un articolo del 1988 pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA, agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia) si ipotizzava l’esistenza di un’isola composta da rifiuti, ma la scoperta vera e propria è attribuita a Charles Moore, il 3 luglio del 1997.

Moore dopo aver partecipato ad una regata alle Hawaii decide di avventurarsi in una zona del pacifico poco trafficata. La zona è fuori dalle rotte in quanto caratterizzata da venti deboli, alta pressione e mancanza di fauna. Per via di queste particolari correnti si è accumulata plastica e altra spazzatura al punto da essere considerata una vera e propria isola galleggiante e quindi una discarica a cielo aperto.

Quando il miliardario si imbatté nella prima isola di rifiuti scoperta, fondò Algalita Marine Research Foundation, un’associazione con l’obiettivo di trovare una soluzione per rimediare a questo scempio.

Come si è creato?

Questa grande chiazza di immondizia ha iniziato a formarsi a partire dagli anni ’50 a causa dall’azione della “north Pacific subtropical gyre (vortice subtropicale del nord Pacifico), ovvero un vortice dotato di un particolare movimento in senso orario che risucchia letteralmente i rifiuti e i detriti che gli stanno attorno, facendoli accumulare al centro del vortice ed  aggregandoli  tra loro.

Ogni anno produciamo più di 100 miliardi di chilogrammi di plastica, dei quali si stima che il 10% finisca in mare. L’Unep (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite) nel 2006 stimava che per ogni miglio quadrato dell’Oceano Pacifico ci fossero 46.000 pezzi di plastica, mentre  le valutazioni più recenti stimano in 100 milioni di tonnellate la quantità di plastica presente nel Trash Vortex.

Che cos’è realmente?

In realtà il “continente di plastica” è composto da due grandi masse di rifiuti: c’è una massa a sud-ovest del Giappone e una a nord-ovest delle Hawaii.  Anche se le sue misure non sono note con precisione, si stima possa essere estesa tra i 700.000 km² e i 10 milioni di km² e che sia profonda circa 30 metri. L’isola non è mai stata avvistata tramite foto satellitari, nonostante le sue dimensioni, perché composta principalmente da particelle in sospensione nella parte superiore della colonna d’acqua.

La situazione è grave perchè i rifiuti biodegradabili si smaltiscono, si biodegradano. La plastica invece si“fotodegrada”, un processo che la disintegra in pezzi sempre più piccoli, fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono. Queste minuscole particelle vengono divorate dagli animali marini come se si trattasse di plancton, entrando dunque nella catena alimentare e arrivando quindi fino a noi.

Quali sono le conseguenze?

Il problema più grave è il rilascio di PCB (policlorobifenili) dalla plastica: queste particelle causano danni al sistema endocrino, le ghiandole necessarie per la formazione dell’ormone sessuale. Come detto sono ingerite da animali marini, scatenando una serie di effetti negativi che si ripercuotono sull’intera catena alimentare, noi compresi.

 

http://www.tasc.it/2012/09/16/scoperto-il-sesto-continente/

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