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Economia

Nord-Est: La crisi tragedia sociale che uccide, “così con lo sportello anti-suicidi aiutiamo gli imprenditori in difficoltà”

SuicidioImprenditori

“La nostra è una piattaforma che, sette giorni su sette, dall’11 giugno 2012, si preoccupa della salute mentale degli imprenditori del Veneto. A oggi, abbiamo ricevuto 540 telefonate di contatto, forse abbiamo evitato qualche suicidio”, spiega Emilia Laugelli, psicologa psicoterapeuta, dirigente ospedaliero Ulss 4 Alto Vicentino e responsabile dello sportello “antisuicidi” (numero verde 800334343) messo su in fretta e furia dal presidente della regione Veneto, Luca Zaia, per provare ad alleviare il dramma di tanti imprenditori che non ce l’hanno fatta o pensano di non riuscire a superare congiuntura economica che sta dilaniando il nostro Paese. L’alto numero di contatti testimoniato dalla psicologa sono la cartina tornasole di una tragedia umana e sociale che sta sconvolgendo l’Italia, in particolare il Nord-Est. “La popolazione più colpita è la maschile: le donne chiedono aiuto non solo per loro ma anche quando si accorgono che il marito o il socio non stanno bene”.

Dottoressa, sta dicendo che due imprenditori al giorno chiedono il vostro aiuto?
“Cinquecentoquaranta telefonate sono tante, anche se molto spesso, il problema è risolto nell’ambito della stessa chiamata o attraverso l’aggancio territoriale. A oggi, centosessanta imprenditori sono seguiti dalle nostre strutture sanitarie: agli psicologi del numero verde compete il primo intervento, i colleghi che operano nelle aree continuano l’opera. Non è analizzato solo il disagio psicologico: vengono anche seguite le pratiche burocratiche amministrative che l’azienda ha in corso. La struttura è coordinata da un dipendente dell’Ulss 4 Alto Vicentino, il resto è in convenzione con il dipartimento di psicologia applicata dell’Università di Padova”.

Perché in quest’area si registrano tanti suicidi?
“Non siamo in grado di fornire di quanto, in percentuale, sono aumentate le persone che hanno deciso di togliersi la vita per i guai della loro azienda: questi dati li ha solo la magistratura. Tuttavia, il problema si è acuito da quando i giornalisti hanno cominciato a dare enfasi a notizie che un tempo erano trattate con più attenzione, quando cioè il suicidio era considerato un fatto privato. In sostanza, scrivere che un imprenditore si è ucciso perché la sua azienda ha fallito, ha, di fatto, scatenato casi di emulazione.

E’ per questo, le associazioni degli imprenditori hanno fatto scattare l’allarme rosso? 
“I giornali devono stare più attenti: due settimane fa in un capannone della sua impresa si è impiccato un imprenditore la cui società non aveva, a detta dei figli, particolari problemi. E’ indicativo il fatto che lui abbia scelto quella locazione: si era sentito in colpa perché c’era stato un pagamento tardivo degli stipendi ai suoi dipendenti. Il giorno successivo si è tolta la vita anche un’altra persona, la stampa locale ha subito titolato: due imprenditori suicidi in ventiquattro ore. Eppure, la seconda persona non era un imprenditore: i quotidiani devono stare attenti, questi titoli possono scatenare un processo di emulazione. Per questo le associazioni degli industriali di Vicenza hanno chiesto una moratoria: sollecitando i direttori delle testate di non enfatizzate questo tipo di notizie, perché potrebbero scatenare l’effetto emulazione”.

La stampa può avere colpe, è però innegabile che sono il frutto amaro della crisi del Nord-Est.
“Dal 1980 al 2002 nel Nord-Est c’è stato tutto un fiorire d’imprese di successo: negli anni d’oro siamo stati la locomotiva dell’Italia e dell’Europa. Il fenomeno Nord-Est era stato studiato da decine di sociologi e da tanti economisti: tutti desideravano carpire i segreti di un territorio che era riuscito a trasformarsi, dopo un tremendo dopo guerra, in un paradiso economico, privo di disoccupati e con un reddito medio altissimo. In questa zona non ci sono mai state grandi imprese, il tessuto industriale era composto esclusivamente da piccole e medie aziende artigiane. Dalle aziende madre sono nate, nei garage delle case, nei piccoli capannoni, piccole attività che hanno lavorato per conto terzi. Poi, il carattere dei veneti, molto dedito al lavoro, e la loro vivacità creativa, ha messo insieme una situazione che ha dato grandi risultati”.

Il castello di imprese è poi crollato sotto i colpi della crisi mondiale.
“Il tenore di vita di tutti si è abbassato notevolmente: hanno chiuso i battenti, soprattutto, gli artigiani, i commercianti, le aziende manifatturiere, le imprese di autotrasporti e i meccanici. E elenco potrebbe allungarsi a dismisura: uno sfacelo! E’ caduto chi non ha saputo o voluto diversificare. Si è salvato chi ha trasferito per tempo le sue imprese all’estero. E’ aumentato anche il numero dei lavoratori dipendenti disoccupati: negli anni 90 sino al 2002 il Vicentino offriva lavoro al 15% della popolazione residente di immigrati: ora questa manodopera sta andando via. In questo contesto, oltre alle difficoltà economiche, si sono aggiunte anche le difficoltà personali, soprattutto là dove la vita ha coinciso con l’attività: si lavorava dalle 10 alle 14 ore al giorno, niente ferie, pochi hobby, si stava sempre dietro all’azienda che, spesso, ha rappresentato una grande famiglia allargata, il modello Nord-Est”.

In tanti, quindi, hanno delocalizzato?
“Si è salvato chi è riuscito a trasferire le sue attività in Cina, soprattutto la metal meccanica, oppure è riuscito ad aprire il suo opificio in Carinzia, Romania (in particolare il settore tessile), insomma chi ha chiuso in Italia e ha aperto da altre parti in genere ce l’ha fatta”.

di Paolo Salvatore Orrù 

 

http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/13/04/intervista-sportello-nord-est.html

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