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Alimentazione

Amarissimo caffè

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Report riparte con la puntata del 7 aprile 2014, e riparte tra le polemiche. Questa volta però al centro del programma di Milena Gabanelli non ci sono scandali che coinvolgono la politica, multinazionali con le mani in pasta e tutto il genere di questioni su cui si concentrano le inchieste in onda su RaiTre. Questa volta a destare polemiche soprattutto in alcune zone d’Italia è il caffè.

Il servizio di Bernardo Iovene, accompagnato nel suo tour per i bar d’Italia dal degustatore triestino Andrej Godina, ha infatti sollevato il velo su quella che è la vera qualità del caffè espresso che beviamo nei tantissimi bar delle nostre città. E la qualità non è alta, in parecchie occasioni, infatti, i torrefattori abusano della qualità “robusta”, che costa la metà di quella “arabica” e proviene da Vietnam (con aromi legnosi) o dall’Africa (con aromi di terra).

A venire coinvolta nel servizio è anche la patria del caffè, la città di Napoli. Che si sta già ribellando a un servizio non ancora andato in onda grazie alle anticipazioni che si sono viste sul Corriere.it. Polemiche facili da immaginare, visto che le critiche si sono concentrate anche sullo storico bar Gambrinus e sull’espresso che lì viene servito. Un degustatore del nord est che osa criticare il caffè partenopeo? Il campanilismo, in questa situazione delicata, si è fatto sentire.

E infatti Godina ha risposto alle accuse che gli sono venute da parte napoletana, spiegando al Corriere di non aver mai avuto intenzione di offendere nessuno: “Il mio intento non è quello di attaccare la tradizione e la cultura napoletana del caffè. Se è arrivato questo messaggio, mi scuso con tutti i cittadini di Napoli nel rispetto delle loro abitudini e dei gusti a cui sono giustamente affezionati. Quello per cui io combatto è la qualità oggettiva del caffè inteso sia come materia prima sia come risultato in tazza offerto al bar”.

Le varie stroncature, inoltre, non hanno certo coinvolto la sola città di Napoli e il suo storico bar, ma anche i caffè espresso serviti ovunque, dal nord al sud, da Firenze a Roma. Scoprendo spesso e volentieri come la qualità sia davvero scadente e come, a volte, il caffè “sappia di rancido”. Ma non si tratta di pareri soggettivi, non si tratta di gusti personali, ma di valutazioni il più possibile oggettive: “So bene che girando nelle diverse regioni italiane cambiano anche i gusti, ma esiste una condivisa definizione di caffè espresso, ossia una bevanda caratterizzata in superficie da una crema spessa, con una tessitura più o meno fine e una certa persistenza. Per difetti si intendono, ad esempio,i sentori di muffa, legno o terra che derivano da una materia prima di scarsa qualità, oppure un aroma rancido imputabile alla non corretta conservazione del caffè e alla insufficiente pulizia della macchina e del macinacaffè”.

E infatti non è solo la cattiva qualità del chicco a essere colpevole del caffè non troppo buono che spesso ci viene servito, ma anche le modalità errate con le quali i baristi preparano l’espresso ai clienti, con il risultato di servirlo con acqua sporca e piena di residui cotti centinaia di volte. Sotto accusa, ma in questo caso per i danni eventuali alla salute e all’ambiente, anche l’abitudine sempre più diffusa di farsi il caffè in casa con le capsule di plastica.

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-56d1b2c3-35ab-4dc5-bc6c-f492adf4b3a5.html

 

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